"Il Compagno segreto" - Lunario letterario. Numero 13, settembre 2007                                         

 

          n. 13 °*°  William Shakespeare: Spettro delle mie brame - fantasmi di Amleto °*° n. 13

 


 

 

60. Tom Stoppard

 

 


 

ROSENCRANTZ - To sum up: your father, whom you love, dies. You are his heir. You come back to find that hardly was the corpse cold before his young brother pops onto his throne and into his sheets, thereby offending both legal and natural practice. Now... why exactly are you behaving in this extraordinary manner?

GUILDENSTERN - I can't imagine.

(T. Stoppard, Rosencrantz & Guildenstern are dead)

 

 

1990: è l’unica regia cinematografica di Stoppard, che avrà la gloria del mondo soprattutto per la co-sceneggiatura di Shakespeare and love (1998).

All’inizio, mentre cavalcano l’uno a fianco all’altro tra boschi e montagne, sembrano Stan Laurel e Oliver Hardy all’inizio di Fra’ Diavolo (1933). Trovano una moneta d’oro e Rosencrantz (o Guildenstern?) prende a lanciarla in aria nel gioco del testa o croce (verrà per 157 volte testa). Guildenstern (o Rosencrantz?) trova che valga la pena interrogarsi sullo strano caso e in genere sul gioco delle probabilità (viene sempre testa perché forse è stato sospeso il tempo?). L’altro – lo Stallio dei due – non ha domande a riguardo valendo una cosa l’altra.

 

GUILDENSTERN: Consider - One: Probability is a factor which operates within natural forces. Two: Probability is not operating as a factor. Three: We are now held within un-, sub-, or supernatural forces.

ROSENCRANTZ: What?

 

Rosencrantz e Guildenstern sono stati chiamati a corte a Elsinore per aiutare il Re a sondare il malinconico Amleto. Sono onestamente perplessi sul senso di questa missione come del resto di tutto. Ma, con tutti i giochi che fanno con le parole e i pensieri, non hanno mai la fantasia della disobbedienza.

Non sanno in realtà neppure chi dei due sia l’uno e chi l’altro. Ogni tanto provano a riconoscersi in uno solo dei due nomi, ma nessuna scelta è stabile.

 

Lo Stallio della coppia (Gary Oldman) ha continuamente intuizioni geniali di tipo tecnico-scientifico: scopre le stesse cose di Leonardo, Galilei e Newton, ma con l’innocenza senza scopo di Stan Laurel: così – è la gag ripetuta continuamente nel film – o l’altro non capisce o l’esperimento non riesce proprio quando lo propone all’amico (Tim Roth).

 

Amleto è un giovanotto di banale bell’aspetto, è soprattutto noioso: dice le sue celebri sparate come Rosencrantz (O Guildenstern?) inventa i suoi congegni. Pare stare a Elsinore, come del resto tutti, non meno per caso dei due ospiti. Non ha alcun carisma e Rosencrantz e Guildenstern sono molto più interessanti e divertenti.

 

Il più saputo pare il capocomico (Richard Dreyfuss: «I cattivi finiscono in un modo infelice, i buoni in modo sfortunato: questo è quel che significa la tragedia.»), tanto che alla fine tutta la storia di Amleto e la stessa morte di Rosencrantz e Guildenstern è raccontata come uno degli eventi incastonati nel teatro del teatro del suo teatro ambulante.


 

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