"Il Compagno segreto" - Lunario letterario. Numero 13, settembre 2007                                         

 

           n. 13 °*°  William Shakespeare: Spettro delle mie brame - fantasmi di Amleto °*° n. 13

 


 

 

69. Tyrone Guthrie

 

 


 

1939: Laurence Olivier nel castello di Elsinore

 

Nel 1939 la compagnia dell’Old Vic è in Danimarca per rappresentare Hamlet proprio nel cortile del castello di Elsinore. Il castello è un bell’edificio secentesco, dunque filologicamentre impossibile ma suggestivo. Essendo la Svezia a un braccio di mare, si capisce però quanto possa incombere la Norvegia di Fortebraccio mentre si svolge tutta la centripeta tragedia familiare degli Amleti e dei loro annessi.

 

Lo spettacolo, che aveva debuttato a Londra l’anno precedente ha la regia di Alec Guinness, il quale non rinuncia a un richiamo all’attualità: l’azione è infatti spostata in una corte edoardiana, minacciata da una moderna potenza militare. Amleto è Laurence Olivier. Per preparare lo spettacolo Tyrone Guthrie, che dirige la compagnia dell’Old Vic, ha mandato Olivier a parlare con Ernst Jones, allievo e biografo di Freud: chissà se il colloquio fece risuonare qualche corda nella psiche dell’attore, che a nove anni aveva subito violenza.

 

Tutto è pronto, ma mezz’ora prima dello spettacolo inizia a piovere a catinelle. Impossibile recitare nel cortile. E’ del resto una serata di gala e sono state invitate numerose autorità: pur di non annullarlo, si trasferisce lo spettacolo nella sala da ballo di un albergo vicino. Viene dunque improvvisato tutto, e dovevano esserci gli dèi quella sera di pioggia, perché fu una serata indimenticabile per gli attori come per il pubblico.

Un genio per caso non fa primavera. Guthrie si rese conto che il successo non fu solo dovuto al pathos per le avversità sconfitte, ma al non aver recitato in una sala all’italiana, con la netta separazione tra gli attori e il pubblico e il boccascena a rinchiudere in una cornice illusionistica il quadro scenico. Il caso inopinato di un temporale gli fece sperimentare la superiorità dello spazio elisabettiano come il migliore degli spazi per Shakespeare. Tentativi in questo senso erano già stati fatti ai tempi della Shakespeare Renaissance di fine Ottocento e almeno i primi compromessi (un teatro elisabettiano dentro un palco all’italiana) erano stati realizzati nei teatri tedeschi: ma senza la magia della sera a Elsinore.

 

 

Dopo quell’Amleto, Guthrie, con la scenografa Tanya Moiseiewitsch, inizia degli allestimenti che trovano la piena realizzazione nel nuovo festival shakespeariano a Stratford, non quella di Shakespeare ma in Ontario, a partire dal 1953. Qui ricostruisce un vero palcoscenico elisabettiano. All’interno di un tendone viene eretta una struttura di legno che riprende il celebre disegno di de Witt. Il pubblico è sistemato circolarmente intorno a una scena nuda e aperta, simile a quelle progettate dagli sperimentatori d’inizio secolo (Appia a Hellerau, Reinhardt alla Grosses Schaspielhaus, Copeau al Vieux Colombier):  attori e pubblico sono ora una sola unità.


 

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