"Il Compagno segreto" - Lunario letterario.Numero 13, settembre 2007 


n. 13 °*° W. Shakespeare : Fantasmi di Amleto  °*° n. 13

47.  Perfezione di Fortebraccio

 


 

«Sì, sì, stavolta ci siamo, è il disastro. Oh, l’ho sempre detto io, che siamo maturi per l’annessione. Il principe Fortebraccio di Norvegia una di queste mattine ci fa la festa. Ma io ho gi convertito il mio piccolo peculio in azioni norvegesi. Però tutte queste storie non mi impediscono di farmi un bel bicchierotto, domani.»

(Jules Laforgue, Amleto, ovvero Le conseguenze della pietà filiale)

 

«Non tutto è perduto: restano i barbari»

 (E. M. Cioran, La tentazione di esistere)

 

  

Altro che rigidità della vendetta: se scambia l’intera Danimarca per un bordo di Polonia, vuol dire che neppure per Fortebraccio la vendetta è sacra, ma che piuttosto cerca un “Shock and awe”, come diceva Bush, con chiunque  e purché sia: più che passioni, ormoni. Il «sogno di dominio» (Atto I, sc. 2) scade a rodomontata e messa in scena: come l’Italia fascista che urlacchia su mondi da sottomettere e poi invade l’Albania.

 

Sinonimo di VagaTesta… un Rombo di tuono, un Terminator un-due-tre, un Patton giovane, e cioè un buon uomo da guerra, soldato saldato al dovere della battaglia, un tutto d’un pezzo, un tutto sano che non si volta: quale politico guerrafondaio non ha sognato un capo d’eserciti così? - «Egli ha il mio voto di moribondo» (Atto V, sc. 2). - Fortebraccio, insomma, prendila la Storia: è tua! E tu sei suo. Lo era già da sempre. Mentre il mio voto è sempre stato da moribondo- «he has my dying voice»...

 

«Ed ecco che arriva un giovanotto sano e vigoroso e con un affascinante sorriso dice: “Portate via questi cadaveri. Adesso il vostro re sono io”.» (J. Kott, Shakespeare nostro contemporaneo, Milano 2006): «questa sicurezza sta piuttosto a indicare un oblio della coscienza, cioè un porsi fuori dalla possibilità di poter esser richiamati. La “certezza” in questione porta con sé il tranquillizzante dissolvimento del voler-avere-coscienza» (M. Heidegger, Essere e tempo, Torino 1955); «L’esserci cade da se stesso e in se stesso nella infondatezza e nella nullità della quotidiana inautenticità. Lo stato interpretativo pubblico nasconde però questa caduta, che è interpretata come “perfezione” e “vita vissuta”.» (Ibid.).

 

Al perfetto Fortebraccio l’ultima parola prima del sipario che, nota Bloom, è «sparare» (H. Bloom, Shakespeare, Milano 2003): «Go, bid the soldiers shoot.» (Atto V, sc. 2).

Dice Hegel: «una conclusione soddisfacente.» (G. W. F. Hegel, Estetica). Ma solo per chi crede che il reale sia razionale, e il razionale buono: «anche dopo l’avvento di Fortebraccio i tempi rimangono fuori sesto» (G. Baldini, Manualetto shakespeariano, Torino 1967). Perché, se avesse vinto Amleto, sarebbe stato meno marcio il mondo e di nuovo in sesto il mondo?

 


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