"Il Compagno segreto" - Lunario letterario.Numero 12, settembre 2007 

 


n. 12 °*° W. Shakespeare : Fantasmi di Amleto  °*° n. 12

29.  Fiat

(noluntas tua)

 


 

Ma, per finire con ordine lì dove ho cominciato,

destino e volontà son  così avversi

Che i nostri piani spesso vanno persi:

nostri sono i pensieri, gli esiti mai.

(Il Re-attore in Amleto, Atto III, sc. 2)

 

 

Poiché mai Amleto apparve alla Madonna, sarà il caso di rimediare?

Una delle settemila implausibili autorità – quelle che preferiamo -, C. K. Chesterton, insisteva ad allucinare un Amleto più cattolico che scettico, cattolico anche se specialista in “grandi spiriti in catene” (Chesterton on Shakespeare, 1972 edited by Dorothy Collins).

 

Come nei gialli molto filosofici, Amleto capisce tutto tranne una quisquiglia: che, per finalmente salvarsi, non occorre ricercare la prova di una Volontà Ultramondana blasonata da bolli e patenti imprescindibili, e solo dopo obbedirLe. Basta invece dire sempre sì a una voce qualunque: persino a quella d’un Fantasma non più che romanzato, persino a quello caporalesco e ovvio del papà.

 

Per contrasto, vedi la molto domestica Madonna, che, senza questionare le richieste né tanto meno pretendere prove, obbedisce ad arcangeli appena passeggeri e laconici al punto da suggerirle quanto basta in un Ave.

 

Di fronte a cotanta differenza, è anche inutile cavarsela come fece T. S. Eliot, il quale, pur cattolico, scinderebbe Amleto dalla Madonna e scaricherebbe la colpa sui Tempi non più danteschi ma moderni - e cioè nefasti - in quanto abitati da uomini incapaci di credere alle apparizioni. Ma questo è un trucco storicista a cui un Manzoni, che della storia contemplava tutto per non crederci, non sarebbe scaduto mai.

Da sempre Dio gira senza documenti, e ogni incontro è spiccio. Né mai necessitò di apparizioni o fantasmi: bastandoGli per palesarSi un lebbroso, un fuoco, un morto, il nulla.


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