"Il Compagno segreto" - Lunario letterario.Numero 13, settembre 2007 

 


n. 13 °*° W. Shakespeare : Fantasmi di Amleto  °*° n. 13

56.  Il resto

 


 

AMLETO - Il resto è silenzio. (Muore)

 (Atto V, sc. 2)

 

FORTEBRACCIO - Questo spettacolo di morte si addice a un campo di battaglia, ma disdice a una corte. Ordinate le salve . (Escono in marcia portando i corpi e subito i cannoni sparano a salve.)

 

 

Il resto di che? Come per la signora Berlusconi, il resto di niente? – questo Amleto di meno lascia cosa lasciando il silenzio? Quel niente da dire che sta al centro – come il buco della ciambella – del Tractatus di Wittgenstein? Questo resto è frutto di quale sottrazione? Cosa c’era prima che adesso non c’è? Amleto muore, certo; ma per la Storia Fortebraccia, è un cadavero puntino: un nulla lontano: in fondo al tele-giornale: è l’Icaro di Bruegel reinventato da Auden nel Musée des bueax-Arts.

 

«Infine, non è facile dire cosa significa «il resto è silenzio». Che cosa è il resto, la vita che gli sarebbe rimasta da vivere, oppure la morte? O il mistero di Amleto che resta inspiegabile? Amleto come ogni tragedia di Shakespeare, notava Eliot, è immerso alla fine «nell’inscrutabile, nel buio cimmerio». Il sigillo della tragedia («The rest is silence») è più che una lapidaria ultima parola eroica. Implica che alla domanda di Amleto e a quelle dell’Amleto non è stata data risposta. Anche che tutto è stato un continuo eludere le domande, c on una conclusione nel silenzio nel suo significato forte e sacrale, quello che ricorda Rudolph Otto nel suo studio sul Sacro, e che Auden richiama alla fine del suo Il mare e lo specchio (The Sea and the Mirror):

Tutto del resto è silenzio

Dall’altra parte del muro

E il silenzio è maturazione

E la maturazione è tutto.

 (N. D’Agostino, Nota a W. Shakespeare, Amleto, Milano 2004)


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